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La Francia torna al voto: per Macron un trionfo annunciato

scritto da Repubblica
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PARIGI – Sarà la Francia del “partito unico”, del potere assoluto del presidente della Repubblica Emmanuel Macron? Dalle 8 i francesi sono tornati alle urne: le previsioni per il turno di ballottaggio delle elezioni parlamentari assegnano a “La Republique en Marche” almeno 400 (ma fino a 440) dei 577 seggi dell’Assemblea nazionale. Una percentuale straripante, anche se alcuni studiosi hanno calcolato che sia De Gaulle che la destra in due occasioni avevano potuto contare su maggioranze in percentuale leggermente più solide.
 
Si vota col sistema maggioritario in 573 collegi uninominali (4 collegi sono già stati assegnati al primo turno). Si confrontano i 1.147 candidati che domenica scorsa sono riusciti ad ottenere almeno il 12,5 per cento degli elettori iscritti. Ci saranno quindi alcuni collegi in cui correranno anche 3 o anche 4 candidati.
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L’incognita della partecipazione al momento è l’unica incertezza, con l’astensione che al primo turno è arrivata al 51%. Ed è molto probabile che in questo secondo turno l‘astensione sarà ancora più alta, visto che la mobilitazione nel paese è crollata. Da quando Macron ha conquistato la presidenza, evitando al paese una deriva post-fascista guidata da Marine Le Pen, buona parte degli elettori si sentono al sicuro.
 
Se l’astensione salirà al 53-54% come valutano alcuni sondaggisti per il partito del presidente ci saranno giorni di ulteriore dibattito sulla legittimità di questa investitura popolare. Dibattito che durerà poco: presto arriverà lo scontro vero, quello sulle cose che Macron deciderà di fare, sulle riforme che vorrà portare avanti. Innanzitutto quella del “codice di lavoro”
 
I sondaggi quindi confermano che LREM e il partitino alleato di MoDem possono avere da 440 a 470 dei 577 seggi a Palais Bourbon rispetto a una maggioranza assoluta di 289 seggi. Come ricordava Le Figaro, sarebbe una maggioranza parlamentare del 70-75% dei seggi. Meglio che l’ottima maggioranza di Mitterrand nel 1981 (68% dei seggi) o di Jacques Chirac nel 2002 (lo stesso 68%), ma meno rispetto al quella di De Gaulle nel 1969 (81%) o della destra nel 1993 (79%).
 
Grazie all’accordo col partito del presidente, stretto in febbraio quando Macron non era per nulla certo di vincere la sua partita, il partito MoDem di Francois Bayrou, ministro della Giustizia, dopo anni di magra dovrebbe riuscire ad avere un suo gruppo parlamentare. Il MoDem oggi non ha deputati all’Assemblea, ma soltanto alcuni eurodeputati
 
Quello che potrebbe essere l’unico partito d’opposizione con un decente numero di deputati sarà “Les Républicains”, il partito che figlio dalle scissioni e delle riaggregazioni continue dei gruppi che furono di Chirac, Sarkozy, Raffarin, Fillon e compagni. Il gruppo è stato pesantemente cannibalizzato da Macron: per esempio il premier di Macron, Edouard Philippe, è un sindaco dei Républicains. Potrebbe avere fra 60 e 90 seggi.
Al ballottaggio ci sono ancora soltanto 150 candidati Républicains, ma già sotto i 100 seggi la sconfitta sarebbe stata storica. Fra l’altro oltre al dimagrimento, i Républicains si divideranno fra chi è pronto ad avvicinarsi alla destra estrema della Le Pen, chi prepara un’opposizione dura a Macron e chi invece è pronto a collaborare con la presidenza e i deputati di En marche.
 
La nuova assemblea sarà profondamente rinnovata anche perché più di 200 deputati uscenti non si sono ripresentati, il tasso di cambiamento sarà altissimo. Fra l’altro Macron ha scelto di candidare molti esponenti della società civile, e la nuova legge contro l’accumulo di mandati (appena presentata) ha convinto molti sindaci o consiglieri regionali a non scendere in lizza per mantenere il mandato locale.
 
Due sicuri sconfitti di questi 4 turni elettorali (2 di presidenziali e 2 di legislative) sono i post-fascisti del Front National e il Partito socialista. Il partito della Le Pen si avvia a un nuovo fallimento: porterà in parlamento forse 10 deputati, questo perché ovunque al ballottaggio i francesi si uniscono per votare contro i candidati della destra xenofoba. Dal sogno di riuscire ad entrare all’Eliseo vincendo le presidenziali a una sconfitta parlamentare cocente, la Le Pen sicuramente dovrà interrogarsi sul tipo di linea politica che il partito inventato dal padre dovrà darsi nei prossimi anni.
 
Se possibile ancora più drammatico per il ruolo che hanno avuto in questi 40 anni, è il destino del Partito socialista. Il presidente uscente François Hollande non si è ripresentato. Il candidato socialista alle presidenziali non è stato neppure rieletto al parlamento. Il partito è crollato al 9 per cento e dovrebbe avere fra 15 e 25 seggi. I candidati socialisti ai ballottaggi sono soltanto 65: l’incognita più assurda è che non si sa in quale gruppo parlamentare andranno a sedersi gli eletti. Il primo ministro uscente, Manuel Valls, per esempio, ha già detto che vorrebbe aderire al partito di Macron. I seggi si chiudono alle 20, immediatamente i sondaggi daranno la dimensione della vittoria di Macron.