Cronaca

Raffaele Cantone: “Adesso i cattolici non potranno più fare finta di niente”

scritto da Repubblica
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“È un fatto rivoluzionario che ha un significato politico, non solo religioso e giuridico. Da oggi in poi, sarà difficile fare finta di niente per quelli che, pur professandosi cattolici, continuano a muoversi con disinvoltura all’interno di meccanismi corruttivi “. C’era anche il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, giovedì scorso, al convegno internazionale organizzato in Vaticano dove si è discusso il tema della scomunica per corrotti e mafiosi.

Se l’aspettava, dottor Cantone?
“A dire il vero questa scelta mi sorprende solo in parte. Avevo immaginato che le posizioni sarebbero state molto severe, perché questo Papa ha sempre battuto con forza sul tasto della corruzione. Ne ha parlato in tutte le occasioni possibili, spingendosi ad un’affermazione ancor più eclatante della celebre “la corruzione spuzza” di Scampia”.

A cosa si riferisce?
“Una volta il Papa ha detto che il peccato si può perdonare, la corruzione no. Una frase che, dal punto di vista religioso, contiene una contraddizione, soprattutto per una religione che fa del perdono uno dei suoi cardini”.

Come si spiega questo passaggio?
“Con l’idea che corrotti e corruttori non meritano il perdono in quanto il loro comportamento rappresenta un’abitudine di vita, senza pentimento”.

Che effetti potrà avere, in concreto, questa svolta?
“È chiaro che si tratta essenzialmente di una questione religiosa. Però l’iniziativa del Papa ha il grande pregio di rappresentare un’indicazione morale fortissima per chi è cattolico. E questo può avere anche effetti pratici”.

Ad esempio?
“Non solo nel mondo della politica, ma anche in quello dell’economia e della finanza ci sono persone che si professano cattoliche eppure non sono estranee ai circuiti di corruzione. Ora non potranno più ignorare la linea tracciata dal Papa, che ha collocato la corruzione allo stesso livello dei peccati più gravi. Inoltre, non bisogna dimenticare che la Chiesa rappresenta un’agenzia educativa capace di parlare a tutto il pianeta. Sotto questo punto di vista, il messaggio del Pontefice ha più forza di una risoluzione dell’Onu”.

La scomunica per i corrotti sorprende più di quella, evocata anche dai predecessori di Bergoglio, per i mafiosi.
“Sicuramente. È interessante però notare come i due illeciti siano stati valutati insieme. Questa è la prova della rilevanza attribuita alla corruzione e ai suoi effetti”.

È a questo che si riferiva quando parlava di “significato politico”?
“Nel passo che il Vaticano si appresta a compiere c’è la consapevolezza delle conseguenze della corruzione sulla vita dei cittadini. Questo reato mette in discussione il diritto degli ultimi a non essere più tali, perché consolida i privilegi. Un aspetto che è emerso chiaramente durante i lavori del convegno”.

In che modo?
“Ai lavori hanno partecipato laici e cattolici non solo italiani, ma provenienti da tutto il mondo, dall’Africa all’America Latina. Molti si facevano portatori dell’esperienza di paesi ricchi di risorse naturali dove però i cittadini sono costretti a vivere in miseria, accontentandosi delle briciole, proprio a causa della corruzione delle classi dirigenti. Questo spiega anche la grande attenzione di Papa Francesco, che ha conoscenza diretta di questa realtà e vuole schierarsi chiaramente al fianco degli ultimi, danneggiati dall’utilizzo indebito delle ricchezze da parte di pochi. Un messaggio che non è arrivato solo all’esterno della Chiesa, ma anche al suo interno”.

Come?
“Durante il dibattito, è intervenuta una personalità molto autorevole, della quale mi consentirà di non riferire il nome, che ha evidenziato un dato con parole molto nette. Ha detto che è impossibile lottare contro la corruzione mantenendo i privilegi, e che mantenere i privilegi è inaccettabile soprattutto da parte della Chiesa. Ecco perché il passo compiuto da Papa Bergoglio rappresenta un argine non solo morale, ma politico. E poi, mi sia consentita un’ultima considerazione”.



Prego.
“Quante volte, anche in questi ultimi giorni, ho sentito parlare della lotta alla corruzione come se fosse un impedimento, se non addirittura la fissazione di qualcuno. Oggi sarà più difficile minimizzare. Il Papa ci sta dicendo che il Re è nudo”.